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lunedì 8 ottobre 2012

"Ma gli androidi sognano pecore elettriche?" Recensione


Questa volta affronteremo la recensione di un romanzo che ha fatto storia e che è universalmente riconosciuto dalla Critica come uno dei titoli più significativi della Fantascienza di ogni tempo. Parliamo di “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” di Philip K. Dick, dal quale è stato tratto un altro capolavoro, stavolta di celluloide,  e cioè “Blade Runner”, di Ridley Scott. Perché? Perché lo sto rileggendo in questo periodo (si può dire che ormai io lo conosca a memoria) e perché mi sono francamente annoiato di leggere paccottiglia sf moderna, che appare spesso come una confusa rielaborazione di temi già affrontati, con la parziale eccezione di titoli come “Neuromante”, di Gibson, e pochi altri. Contrariamente a quanto si legge in molti siti che presentano una recensione di questo libro, io non mi limiterò agli elogi fini a se stessi, ma cercherò di evidenziarne  i difetti  alla luce delle ultime tendenze tecniche e narrative in voga al momento.
Trama:


Rick Deckard, è un “cacciatore di taglie”. Il suo é un lavoro particolare: ritirare, cioè uccidere, gli androidi che arrivano di nascosto sulla Terra. Proprio come quella di molti altri impiegati, anche la sua è una vita squallidamente ordinata, ambientata in una città semi-deserta e coperta di macerie. La polvere radioattiva ha ormai condannato gli abitanti a degenerare e morire, a meno che non emigrino su Marte, una delle Colonie Extramondo. Il rischio è l’alterazione delle capacità intellettive, che rende “cervello di gallina”, chi si ostina a non partire. Deckard vive in un mondo dove il sole non è più visibile e il genere umano è destinato a scomparire tra i rifiuti, la “palta”, come sono chiamati da Dick. Sposato a una moglie sempre depressa e che lo deprime a sua volta, con lo stipendio che non gli basta per vivere se non “ritira” sempre nuovi androidi, ha un solo fine: raccogliere soldi sufficienti per acquistare un animale autentico per fare a meno della “pecora elettrica”, la copia artificiale di una pecora che ospita sul terrazzo del edificio dove vive.  Già perché il suo mondo, decimato dalla guerra nucleare, ha perso ogni specie animale che dunque trova quotazioni altissime sul mercato. Invidioso della cavalla Percheron del suo vicino egli si affanna a cercare uno struzzo, una mucca o una capra per acquisire quello status che nel suo mondo sono gli animali. Gli androidi sono il contraltare umanoide degli animali elettrici che i cittadini con meno possibilità economiche acquistano per far credere agli altri di avere anche loro un animale. E questo lato ipocrita della società è così perfetto che i tecnici autorizzati a ripararli indossano vestiti e divise da veri veterinari. A differenza degli animali elettrici, però, gli androidi sono macchine biologiche costruite per il combattimento, il piacere e il lavoro. Lo slogan delle autorità, che rimbalza sui media e in televisione, recita che per ogni famiglia che emigra ci sarà un androide come compagno e schiavo.


Un fotogramma tratto da Blade Runner

Il loro desiderio è quello di essere umani o almeno accettati dai loro stessi creatori come individui e non come schiavi. I cacciatori di androidi come Deckard sono l’ultima difesa tra l’uomo e la sua copia artificiale ma organica, così umana da provare sentimenti se vive per troppo tempo. Per evitarlo, gli androidi sono forme di vita limitate geneticamente a una vita di 4 anni. La differenza con i veri esseri umani è che i primi mancano di empatia, cioè di consapevolezza e di partecipazione emotiva verso qualsiasi cosa. Ma i Nexus 6, questi i nomi delle più evolute di queste macchine, risvegliano gli occhi sopiti di Deckard verso un mondo che sembra confuso: quello della realtà. Egli stesso dubita a un certo punto di essere umano e quando comincia a provare una forma di pietà verso i suoi bersagli si ritrova a osservare il proprio mondo che si dissolve. Il solo valore di quel mondo, animali autentici a parte, sono le scatole del Predicatore Wilbur Mercer, predicatore che somiglia moltissimo, dal punto di vista filosofico, al Cristo. A differenza della Figura Cristiana si rivela anche lui un inganno, un attore che recita un ruolo. Accanto a questi abitanti, tra androidi troppo umani e umani troppo meccanici, un cervello di gallina, J.R. Isidore, uno dei tanti alter ego che affollano i libri del Nostro. J. R. Isidore è il solo a chiedersi cosa sia, il solo che provi sentimenti, il solo che avverta la propria solitudine e ne abbia paura. Disprezzato dagli stessi androidi è l'ultimo esempio di umanità perduta, un anti eroe di scarsa intelligenza ma, proprio per questo, più umano di androidi e cacciatori di androidi.
Ridley Scott e Dick

Recensione


Su questo romanzo hanno scritto di tutto quindi non avrebbe senso lanciarmi in arzigogolate interpretazioni filosofiche della trama. Sarebbe come recensire per la centesima volta "via col vento". A chi e a cosa servirebbe? qualsiasi appassionato di Fantascienza dovrebbe averlo già almeno sfogliato, quindi concentrerò il mio esame sui pregi e sui difetti. Vediamo...
Infodump A iosa. Per esempio, già il 1° cap, quando cioè Rick chiacchiera della cavalla col vicino, tra i suoi pensieri ci sono riferimenti alla polvere radioattiva della Terra. Il 2°, poi, quello che presenza J.R. Isidore (che in Blade Runner diventa J.R. Sebastian), è tutto un fiorire di infodump relativamente alla guerra, all’esodo verso Marte e al perché gli androidi venivano consegnati agli abitanti che decidessero di emigrare. Idem, quando appare Isidore che guida il camioncino per la ditta che ripara animali finti, e quando incontra Pris, la donna androide gemella/clone di Rachel (quella con cui farà sesso Deckard), lo stesso Isidore riflette sul perché lui è un “cervello di gallina”, di fatto presentando infodump di primo tipo mascherato da secondo.
Trama Dick NON spiega cosa ne fanno gli abitanti terrestri degli animali. Il vicino ha una cavalla che non fa altro che ruminare la propria  biada. Ma un cavallo DEVE camminare, gli serve spazio e non può correre sulla terrazza di un palazzo come tanti. Allora, che se ne fa il suo proprietario? E lo stesso Rick che a un certo punto adocchia uno struzzo, dove lo ospiterebbe se non sul tetto del suo palazzo e quindi, di fatto, condannandolo in gabbia? E a che serve possedere un animale all’esterno, sapendo che alla fine morirà a causa della polvere onnipresente? Se è vero che la trovata di limitare la vita degli androidi a 4 anni è eccellente a questo punto sembra superflua la figura del Cacciatore di Androidi. Perché tutti gli androidi prima o poi moriranno e non sono capaci di riprodursi, come dirà Rachel al protagonista.

Locandina di "Blade Runner"

Verosimiglianza scientifica Dick non spiega neanche determinate tecnologie. Molte di queste sono dichiaratamente arcaiche anche per i nostri tempi. Questa è una costante di tutti suoi romanzi, come se questi dettagli fossero secondari. Può essere che effettivamente fosse così: d'altronde la sua SF è sempre stata sociologica e non tecnologica, che però stona. Curioso, per esempio, che gli abitanti che non emigrano indossano “costose braghette di piombo” quando, considerata la tecnologia disponibile, dovrebbero avere ben altri ausili anti-polvere... Non è prevista alcuna protezione per gli animali dalla polvere radioattiva: considerato che questi ultimi costano un occhio della testa, sembrerebbe ovvio inventare qualcosa, anche una sola frase ma non si evince nulla del genere. Verso la fine, quando cioè Rick arriva da Isidore per uccidere gli androidi che si sono nascosti a casa del “cervello di gallina”, sarà la figura del profeta Wilbur Mercier ad apparire come visione mistica, ma senza che l’autore spieghi come e perché, dal momento che appena qualche pagina prima mostrava che lo stesso Mercier era solo un attore di scarso talento. 
 
Pregi:


Lo stile è a conti fatti poco fantascientifico e molto “sociale”. I dialoghi sono verosimili (tranne alcune eccezioni), il linguaggio usato anche. Molto buona la complessità della  trama che non presenta punti di ombra ed eccellente la figura di J.R. Isidore, dal punto di vista umano. Buona anche la dinamica della storia, anche se oggi un romanzo del genere sarebbe forse considerato lento, cosa che non condivido giacché è molto piacevole da leggere e non annoia. Certo, non è il classico romanzetto fotocopia, non parla di mostri provenienti da universi paralleli e non spiega le tecnologie usate. Forse gli amanti dell'infodump scientifico a tutti i costi potranno storcere il naso a leggere dell'assenza delle loro amate descrizioni, ma poco importa. La capacità narrativa di Dick non sembra affatto limitata dall'infodump né dall'assenza di complicate quanto improbabili descrizioni tecniche. Le stesse informazioni che l'Autore usa per spiegare il mondo dei suoi personaggi non arrecano noia, ma anzi contribuiscono a ricreare il mondo di una realtà apocalittica. Ricordiamoci che Dick è stato il precursore del cyberpunk e che molti, a partire dall'osannato Gibson, devono ben più di poche idee al grande romanziere americano. Ma allora, queste benedette tecniche servono davvero a migliorare un romanzo oppure sono soltanto una moda? La risposta è una sola: ciò che serve è l'equilibrio, ma ciò che manca può essere compensato dal talento. “Ma gli Androidi sognano Pecore Elettriche?” è figlio di un periodo, ricordiamo che fu scritto nel 1968, assai attivo dal punto di vista dell’inventiva. Sbagliano coloro che si azzardano a definire questo libro come un esempio del passato. Anche perché la gran parte dei libri moderni di SF, Hard o meno poco importa, deve moltissimo a questi capolavori che non hanno nulla da invidiare alle trame ritrite di oggi.


Quindi:


Nonostante i difetti accennati, e nonostante, con ogni probabilità, Dick non conoscesse affatto regole, assenza di infodump, cambi di pov e il mostrato, “Ma gli Androidi Sogano Pecore elettriche?” ricorda, almeno a chi scrive, certi romanzi di atmosfera di H. P. Lovecraft. Dettaglio, questo, che fa dimenticare l’assenza di una tecnica raffinata. Io stesso, che non esito mai a studiare tecniche e tematiche di oggi per i miei nuovi romanzi, penso che l’eccellenza sia non quella di seguire in modo ossessivo le regole e le tecniche, ma di usarle con cognizione di causa senza mai trascurare la bellezza, la Poetica che è poi la vera eccellenza di questi romanzi. Perché è grazie alla perfetta armonia tra ispirazione artistica e tecnica che gli androidi, chi legge e chi scrive potranno continuare a sognare e , qundi, a riflettere.



Massimo Valentini

 

48 commenti:

  1. Un bel romanzo. Un libro eccellente e forse anche meglio di Blade Runner. Una buona recensione Val..... come sempre

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  2. Un romanzo che ha fatto storia. Isidore e' forse la figura meglio caratterizzata del libro



    Rosa

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  3. Capolavoro. Ma questi dettagli non li conoscevo...


    Mariella

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  4. Bel romanzo anche se considero il film meglio argomentato.


    Laura

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  5. Una rece diversa dal solito. Quando si tratta di questi libri è vero, tutti a dispensare perle filosofiche noiose :-) Secondo me una scelta coraggiosa quella di evidenziarne i difetti alla luce del mantra delle regole. forse sono una moda ma è anche vero che molti scrivono coi piedi e poi sono magari pubblicati dalle big.

    Vanessa

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  6. Il film è decisamente inquietante anche oggi. Un capolavoro! Oddio al mio ragazzo annoia ma non è che sia uno che legga molto o che apprezzi i film "importanti", a meno che non parlino di calcio :-)

    Sonia

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  7. Splendido sia il libro che il film. Peccato che Ridley Scott abbia fatto a meno della complessa religione associata alle pecore elettriche e al mercerianesimo!


    Eleonora

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  8. Visto il film, da paura


    Silvietta

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  9. Mi piacciono tanto i romanzi filosofici. Questo è uno dei più belli

    Chiara

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  10. Romanzo che ho scoperto solo da pochi anni. Bello e godibile. Non avevo mai fatto caso a questi difetti ma credo sia giusto il tuo parere sulla ricerca di un equilibrio complessivo

    Franca

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  11. Anche i classici come questo presentano pecche ma come giustamente dici queste sono di poco conto se le compariamo alla maestosita' dell'opera. Per esempo rispetto ad Assault Fairies cosi perfetto come tecniche preferisco il libro di Dick. Molto piu' umano di quello di Chiara


    Riccardo

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  12. La ricerca della tecnica coma la potenza visionaria? Meglio questa non ho dubbi. Purtroppo oggi la fs mi pare debitrice di queste grandi firme. La raccolta di racconti da te recensita tempo fa a me e' sembrata fatta di luoghi comuni e trppe ispirazioni asimoviane. Questi libri son ben altra cosa


    Isabella

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  13. Eccellente romanzo. Capolavoro e chi se ne sbatte dei difetti! Il tocco artistico e' sempre superiore a quello solo tecnico


    Martha

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  14. Mai sfogliato. Provvedero' grazie della rece


    Ivane

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  15. La tua ricerca della perfezione stilistica e' commovente, lo dico in senso buono. Mi piace come ragioni e concordo quando dici che alla fine la cosa piu' giusta e' cercare un equilibrio tra tecnica e talento. Il tuo Primus e' per me un capolavoro non certo inferiori ai libri di Dick

    Marcella

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  16. Bella recensione

    Carmen

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  17. Libro meraviglioso. Grazie della recensione diversa da coro. Non avevo mai fatto caso a questi aspetti del romanzo


    Lina

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  18. Una volta si sapeva scrivere. Oggi invece mi pare che anche le firme molto note copino a man bassa le solite cose. Questo romanzo e' l' esponente di un modo di scrivere ormai dimenticato. Tra tutt gli scrittori emergenti italici conosco solo te in grado ddi scrivere un libro autenticamente visionario come PRIMUS...

    Roberta

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  19. Bellissimo romanzo

    Lorenzo

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  20. Il mio libro preferito!!!! Di Dick almeno. Il tuo "Primus" e' il solo tra quelli scritti dagli italici che secondo me vanta la stessa capacita' espressiva


    Erica

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  21. Secondo me il film e' piu' efficace e inquietante del romanzo


    Marzia

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  22. Un vero capolavoro e chi se ne frega dei difetti anche se capisco cosa vuoi dire e concordo


    Lorella

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    1. Qualsiasi romanzo mostra pregi e difetti. La differenza tra libri buoni e trash è che i primi sono MOLTO migliori dei secondi che sono invece rifiuti gettati al vento


      Lorella


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  23. Da noi a parte Evangelisti io considero te come esponente della narrativa fantastica di qualita'. Il tuo ultimo romanzo e' altrettanto potente e visionario

    Eliana

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  24. Amo questo libro

    Diana

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    1. Uno dei più belli è vero. anche se io sono riuscita a leggerlo solo di recente

      Cristina

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  25. Romanzo speciale e moooooolto efficace

    Cristina

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  26. Questo e' scrivere. I libri di fantascienza odierni sono aridi e insulsi.


    Marco

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  27. Un libro di grande importanza sociologica oltre che letteraria e che, curiosamente, poco "sfogliato" qui da noi. "Blade runner", chi più chi meno lo conoscono tutti ma davvero pochi sono quelli che sanno da quale romanzo è stato tratto. Potenza della pellicola rispetto ai libri o mancanza di basi per scegliere i libri di qualità? La sensazione è che la "palta" della quale parla Dick, il trash insomma, sia diffusa ovunque qui da noi

    Carla

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  28. Libro eccitante e fondamentale. Commovente la figura di Isidore. Antipatica Pris Stratton devo dire. Infodump a iosa, è vero. Nessuno mai si era accostato a questo romanzo per evidenziarne anche i difetti. Perlomeno io non conosco altri siti che abbiano detto questo di Do Androids Dream of electric sheeps?, ma capisco il tuo punto di vista che trovo affidabile e preciso.

    Gaia

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  29. Ho acquistato l'edizione Fanucci anni fa. A parte le pessime copertine, trovo che questa casa editrice abbia puntato troppo sulle prefazioni che trovo eccessive. Parlando del romanzo penso sia molto bello. Per chi apprezza il genere, ovvio. Ma non è un libro per tutti. La Fantascienza qui da noi non mi è quasi mai piaciuta. E non mi piace molto quella odierna anche se esistono alcune rimarchevoli eccezioni!!! Diciamo che quella italica alla fine segue sempre i soliti schemi tra cervelli positronici e cyborg. na roba noiosa che fa il paio con i vampirelli mosci e brillanti della Meyer. A quando i cyborg innamorati?

    Maria Pia

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    1. Ma esistono già: è sufficiente guardare i tanti anime o i manga per non parlare dei fumetti di Bonelli di SF...

      Rita

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    2. La Fanucci per la collezione Dick ha sfornato una copertina più brutta dell'altra, è vero!


      Sonia

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  30. La cosa carina è che Deckard non si fa scrupoli a fare sesso con Rachel Rosen senza peraltro essere assalito dai dubbi sulla moglie. Ok, questa era una vera "donna noiosa" con le sue lamentele, e pochi uomini amerebbero fasr sesso con una compagna così (adesso, fanciulle, non mi spiumate) ma è evidente una certa tolleranza dell'autore verso il tradimento. Tra l'altro quella Rosen sembra la solita donna fatale coi capelli neri che tanto piaceva all'autore.

    Vincenzo

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    1. che Dick fosse poco affidabile dal punto di vista sentimentale non è certo un mistero. Ogni autore parla un po' di sé quandos crive e nel suo caso esistono tantissimi libri dove praticamente descrive se stesso, uno tra tutti Valis che però è una trilogia. Al di là del sesso sì sesso no con una donna depressa io penso che Dick aveva i suoi... meriti a trovare o a far diventare le proprie compagne depresse...

      Elena

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  31. Da non esperta posso solo dire che il romanzo è molto bello. A me non piace il film anche se so benissimo che è uno dei 100 film salvati dal congresso USA perché di valore artistico. Certo, non è Indipendence Day, una vera porcata galattica !!!!!!!!!!! Ilromanzo è molto carino. Solo il mercerrianesimo non mi è sembrato nulla di che. Al confronto, la figura di Althaira del tuo "Primus" è per me superiore come valore fondamentale della storia.

    Katia

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    1. Il Mercerianesimo evidenza un po' il pensiero dello scrittore per quanto riguarda la religione. Dick era ossessionata da questa e dalle donne, come hanno fatto notare altri. Del resto tanto tranquillo di testa non era: la sua vita era un casino

      Mirella

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  32. Le donne di Dick sono spesso di due tipi: seducenti sirene, pericolose e "gnocche", e streghe noiose e da abbandonare ma sempre, in qualche modo, pericolose. "Ma gli androidi sognano pecore elettriche?" è un caso lampante. La moglie di Rick Dckard che si chiama Iran, che più noiosa non si può e la androide Rachel Rose. Se la moglie è una tizia davvero piatta - io sono donna, ma non puoi stare con una che si lamenta dalla mattina alla sera: quale uomo non la lascerebbe per un'altra? Una qualsiasi altra? -la "strega" Rachel è però pericolosa e pazza secondo me. Infatti alla fine gli ammazza la capra nubiana. Per cosa? Gelosia? Vendetta? Ecco, alcuni punti del romanzo sono poco chiari e la tua rece ha evidenziato proprio quelli più confusi. Io però avrei evidenziato anche l'aspetto femminile che per Dick era una vera ossessione, oltre al dilemma tra ciò che è reale e ciò che è fantsia. Tra l'altro, mi pare che questa dicotomia sia propria anche dei tuoi libri. Le donne hanno un ruolo centrale anche per te solo che si è passati dalla Leyla carina, timida e delicata, a figure più complesse e adulte come Althaira e Lei. "Primus" mostra un lato religioso secondo me molto evocativo


    Bianca

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    1. Tutti gli artisti sono attratti dall'altro sesso e, a volte, anche dallo stesso sesso, guarda Wilde :-) La cosa è valida anche al femminile se pensi alla Nin o alla Mazzantini che però, essendo una che non mi piace, non considero proprio. Diciamo che il sesso è sempre lì. Anche Val, mi pare, ha descritto figure femminili che sono esemplificative. Althaira è la più recente ma se guardi alla prima generazione è evidente. "Primus", giacchè molti ne stanno comparando alcuni aspetti al romanzo di questa recensione, è effettivamente visionario. Lei è una donna bellissima e seducente: una vera gattina pericolosa eppure non è la tipica bond girl o l'eroina gnokka: è invece un sentimento diventato donna che però è anche un mostro. Un personaggio complesso che merita, secondo me di essere descritto anche da altri romanzi. Ti dirò: la prima volta che ho esaminato "Primus", il romanzo, alcune descrizioni le avevo viste come misogine salvo poi leggere quelle di Althaira. E' come se la femminilità sia stata da Val scissa come negativa e positiva.
      E non a casa, secondo me, il protagonista fa spesso l'amore con Lei anxche se poi vuole Althaira. E' evidente alla fine della storia quando Primus cerca di baciarla ma si accorge che iloro è un amore platonico. Un romanzo secucente proprio per i suoi personaggi. Ovvio che poi le splendide descrizioni sono seducenti tanto quanto le "donne".

      Mariella

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    2. Althaira sembra effettivamente un personaggio molto, molto intrigante. Più della Paura, in effetti!

      Monica

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    3. Religioso mi sembra un termine eccessivo, però credo di capire. Cmq "Primus" non è proprio un libro per tutti, eh!!!

      Direi che vista la sua complessità e il senso di riflessione filosofica dell'idea centrale è da leggere con attenzione anche se, ed è questa la cosa bella, lo potrebbe leggere chiunque. Val è stato bravo davvero a scrivere così chiaro. Diciamo che ciò che è complesso è il suo significato filosofico. Un romanzo che secondo me supera quello di Dick.


      Ornella

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    4. Io amo "Primus". E' un romanzo realmente evocativo

      Barbara

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  33. Ma è ovvio che una persona che si lamenta sempre non è una buona compagna ma questo esula dal sesso, scusate. Poi è vero: noi donne a volte sembriamo lamentose e lo siamo, ma provate a chiedervi cari maschietti perché molte di noi le vostre partite di calcio e il vostro sbavare per la prima coscia che vedete ci fa arrabbiare.

    Rosa

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    1. Non è mia intenzione quella di parlare di queste cose ma vorrei solo precisare che noi maschietti siamo geneticamente attratti da una bella ragazza e non è che se indossi sempre le stesse cose, e magari i bigodini e hai atteggiamenti maschili ti sbaviamo appresso, eh! (Eccezioni a parte) poi è ovvio che oltre alle gambe conta il cervello eh! E poi, chi ha detto che donne poco attraenti debbano essere anche intelligemti? Dove è scritto? E poi a me, per dire, il calcio non piace. Ma alla cara mogliettina di mio fratello si In questo caso, la noia è tutta sua, poverino, dato che lei guarda anche ogni sorta di reality


      Lorenzo

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    2. Sbavare non vuol dire mordere, mia cara :-) Non tutti sono in grado di far seguire i fatti alle parole eh eh


      Samantha

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  34. Uno splendido romanzo. Errori di Dick che condivido ma sempre una storia eccellente.

    Margherita

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  35. Bel romanzo


    Mariella

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