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sabato 2 febbraio 2013

La solitudine dei numeri primi, recensione




Buongiorno lettori e lettrici di Gabbiani delle Stelle! Chi vi scrive è Daniela che ringrazia moltissimo Massimo Valentini per averla ospitata nel suo “spazio”. Oggi sono qui per parlarvi di un libro molto famoso che ha vinto il premio Strega e il Campiello. Parlo de “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano. Un libro osannato dalla critica che ha venduto milioni di copie e dal quale è stato tratto anche un film. I protagonisti del romanzo sono due: Alice e Mattia. Alice, all’età di sette anni, ha un incidente sugli sci e resta zoppa. Questa sua imperfezione, che non la farà accettare dalle altre bambine perché diversa, la porterà a diventare anoressica fin dall’adolescenza. Mattia è invece un bambino brillante e intelligente, ha una sorella gemella autistica che frequenta la stessa classe che, con il suo comportamento, non lo fa rendere ben accettato dai suoi compagni e quindi a non essere invitato a nessuna festa. Ma quando, per una volta, gli capiterà questa fortuna, sua madre gli chiederà di portare la sorella che invece lui abbandonerà in un parco per non rovinarsi il pomeriggio con i compagni. Quando Mattia tornerà da Michela, però, non la troverà. A niente serviranno le ricerche perché della ragazzina non si troveranno più tracce. Mattia sconvolto, comincerà a punirsi praticando l’autolesionismo. Parliamo quindi di due solitudini, di due ragazzi che a modo loro esprimono il loro disagio verso la società. Si incontreranno e svilupperanno una sorta di amicizia fatta di silenzi, di frasi non dette, di pensieri mai espressi. Con gli anni, pur forse provando qualcosa di profondo l’uno nei confronti dell’altro, i ragazzi si separeranno e Mattia andrà all’estero per insegnare matematica,materia in  cui è un vero genio, mentre Alice diventerà fotografa. La ragazza si sposerà con un medico. Per il momento mi fermo qui. Il finale lo spiegherò dopo avvisando dello spoiler, nel caso qualcuno volesse leggere il libro. Vi dico subito che non discuto sulla bravura dell’autore nell’immedesimarsi in chi soffre di anoressia come la protagonista. Il disgusto per ogni singola porzione di cibo da ingoiare è descritta in maniera impareggiabile, come l’autolesionismo di Mattia. Anche l’incomunicabilità che aleggia in tutto il libro è scritta bene. Ma ci sono alcune cose della storia che secondo me non quadrano. Per cominciare vorrei parlare di un errore gravissimo che l’autore ha fatto e che non è stato rilevato nemmeno dalla casa editrice (la Mondadori) in fase di editing. In un capitolo del libro Alice, che come ho già detto trascina una gamba claudicando, scende dalla propria auto per dare lezioni di guida all’altro protagonista. Gli spiega che ai suoi piedi ci sono la frizione, il freno e l’acceleratore. Gli insegna come cambiare le marce, come frenare e come ripartire. E qui mi domando: come è possibile che nessuno, in fase di correzione dei refusi, si sia reso conto che una persona come Alice non è in grado di guidare una macchina normale? In ogni caso non è questo che non mi ha fatto amare il romanzo. Quel che mi ha dato fastidio sono le situazioni irreali che lo scrittore fa vivere ai suoi protagonisti. Anche se Alice, una donna che fa fatica ad inghiottire anche una foglia di insalata, possa sopravvivere fino a 30 anni, mi chiedo come possa sposarsi con un medico. Infatti, come fa un dottore a non accorgersi che la ragazza è malata? Tra l’altro Fabio, il medico, non si accorge che sua moglie non ha più il ciclo (è vero che lei racconta bugie e cerca di nasconderglielo ma se uno vuole lo scopre) e spera di avere da lei dei figli. Vi informo che in un capitolo del  libro è ben spiegato che una persona anoressica può avere seri disturbi ai reni, al cuore, al fegato e può perdere i capelli e i denti, per non parlare degli sbalzi di umore e di tante altre patologie che non ho menzionato. Penso quindi che Alice non fosse il ritratto della salute, che avesse occhiaie, capelli opachi e radi e le guance scavate. Ora non criticatemi se comincio a nutrire seri dubbi sulle abilità diagnostiche del giovane Fabio senza contare che, immagino anche voi uomini che state leggendo questa recensione, non sareste d’accordo sui suoi gusti  estetici in fatto di donne. Su quali basi poi sia fondato il matrimonio tra i due vorrei saperlo. Alice infatti come al solito non è di compagnia, non ride, non interagisce, non parla e spesso suo marito si ritroverà a farle domande da cui non riceverà risposte. Parliamo adesso di Mattia, genio della matematica, anche lui campione di parole. Uno che ogni volta che mangia una fettina, la taglia in maniera maniacale, squadrando i pezzettini in quadrati perfetti da consumare sempre con un suo ordine preciso e prestabilito. Anche lui all’estero troverà una donna che lo corteggerà e con cui farà del  sesso. Una  decisamente molto, ma molto disperata. Mi chiedo infatti, in base al taglio della fettina, quanta  fantasia potrà avere quest’uomo a letto. Senza contare che parlare con un manichino deve essere più soddisfacente. E siamo arrivati al finale (chi non vuole spoiler non legga). Alice andando in ospedale incrocia una donna che le ricorda moltissimo Mattia. Pensa allora che sia Michela, la sorella scomparsa  del suo amico. Quindi manda a quest’ultimo un biglietto senza spiegazioni, chiedendogli di tornare a Torino (la città in cui è ambientata la storia). Lui prende al volo un aereo e si precipita da Alice (che ha lasciato nel frattempo suo marito). Nel corso dell’incontro i due si baciano, ma come al solito l’incomunicabilità si mette tra loro. Lui dopo il bacio non dice niente e si alza per andare in bagno.  Lei non gli dirà di Michela, lui non farà domande sul perché gli ha chiesto di tornare. E la storia finirà con lui che torna all’estero, senza aver mai parlato veramente con Alice o aver chiarito la sua situazione con lei, mentre il mistero di Michela rimarrà tale. E leggendo la fine sono rimasta molto perplessa e mi sono chiesta: tutto qui? Perché vi pare che dopo essermi sorbita un mattone che più “allegro” non si può, nemmeno so che fine ha fatto Michela? Né chi era quella ragazza che somigliava tanto al protagonista? E parlando di quest’ultimo, possibile che quest’uomo sale su un aereo, si fa tremila o quattromila chilometri di volo appena Alice lo chiama e poi non fa domande su l perché è stato richiamato a Torino? E dopo il bacio, con tutte le possibilità che aveva di fronte (magari tagliargli in maniera matematica ogni pezzettino del vestito  e finalmente fare sesso con Alice?) perché l’autore l’ha fatto alzare e andare in bagno? E Alice perché si convince, senza nemmeno fare indagini, che Michela non era quella donna che ha visto all’ospedale? E perché non provare nonostante tutto a vedere se davvero la sorella è ancora viva, liberando quindi Mattia dai sensi di colpa e dal suo autolesionismo? In definitiva, i personaggi di questo libro sono troppo statici, troppo apatici, troppo chiusi nella loro incomunicabilità, ma in contrapposizione prendono decisioni come quella di sposarsi, o di andare a insegnare all’estero, o prendere un aereo e tornare perché un’amica, che da anni non sentivi, ti ha chiamato senza darti spiegazioni, per poi ripartire senza pretendere chiarimenti. Quindi io non ci vedo coerenza nel comportamento di Alice e Mattia. E vorrei dire che io sono abituata a costruire trame di fantascienza, quindi di fantasia. Ma è pur vero che anche in quest’ambito si cerca sempre di scrivere di qualcosa che possa essere più realistico possibile. Nel libro di Paolo Giordano, invece la storia è talmente inverosimile che persino io, che sono abituata alla fantasia, faccio fatica a crederla vera. In sintesi io penso che essere scrittore non sia solo saper scrivere bene e in maniera scorrevole (cosa che Giordano sa fare), ma anche aver qualcosa da dire e costruire una storia che lasci un insegnamento, una morale, un’emozione. Ma il romanzo di questo scrittore non mi ha lasciato altro che domande senza risposte e la convinzione che l’autore non si sia abbastanza documentato sulle persone che soffrono di queste patologie, né sui loro comportamenti in relazione con il mondo esterno. E mi chiedo: con tutti gli scrittori emergenti che ci sono in Italia, possibile che non c’era in concorso per il premio Strega o quello Campiello, un romanzo che meritasse di vincere più di questo? Va bene, la mia recensione l’ho fatta! Adesso tocca a voi lettori. Attendo i vostri commenti. E siete liberi di criticarmi così come ho fatto io con questo pluripremiato libro. Un saluto e buona giornata a tutti voi.


Daniela Piccoli




69 commenti:

  1. Ciao e grazie della recensione. Questo romanzo non ho mai pensato di leggerlo perche' non mi piace seguire le indicazioni dei vari festival o eventi che a me appaiono molto poco realistici. La tua opinione conferma quanto gia' pensavo. Val ti saluto caramente


    Serena

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  2. Non ho mai pensato che il premio Strega o il Campiello fossero affidabili... di scandali ne sono successi tanti


    Sara

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  3. Oddio, gia' la storia a me pare la solita solfa buonista...

    Riccardo

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  4. Campiello, Strega e altri eventi del genere non hanno mai premiato i libri migliori ma semmai le case editrici piu' brave diciamo e non dico altro. Di tutti i libri premiati negli ultimi anni ne avessi visto uno buono...
    Come il festival di Sanremo...


    Linda

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  5. Pare ne stia scrivendo un altro e spero sia meno noioso di questo


    Vincenza

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  6. Personaggi che dire stereotipati e' poco... numeri primi? Cheddupalle!!!

    Elisa

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  7. Non e'niente di che. Del resto qiando parla sua maesta' il marketing non e' che ti aspetti di leggere il nuovo Kafka e...

    Sonia

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  8. Me lo hanno regalato. La storia è abbastanza insulsa. Il tentativo di descrivere le vite alla deriva di due persone comuni, la loro "diversità" e la loro scarsa abilità a comunicare secondo me non si sposa a una reale capacità. Diversamente da ciò che dici a me non ha impressionato più di tanto la descrizione che l'autore fa di alcune caratteristiche dei personaggi. A me è sembrato la fiera del precotto e non è un complimento

    Katia

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  9. Niet... niente di che. Comprato e subito regalato ad amica

    K

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    1. Io no. Per me e' stato un regalo inaspettato dalla mia amica del cuore e quindi l' ho letto. Cosa dire? Non e' cattivo ma trovo lo stile di Giordano semplicistico e fin troppo rozzo. Vabbe' io sono abituata a Tolkien, Ende e Val


      Marcella

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    2. cara K, hai fatto la cosa migliore

      Lorella

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  10. Romanzo incensato. Incensatissimo. Come del resto "Acciaio", tanto per dirne uno. E allora? Come se non si conoscesse la logica che comanda in Italia. Quando vedo un libro con la famosa fascetta lo scarto a priori

    Vanessa

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  11. Non l'ho mai letto. E mai lo farò


    Loredana

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  12. Marò.... già la storia mi pare di una "allegria"... Pure il medico scemo... ah ah ah ah ah ah


    Lorenzo

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  13. Da uno che taglia la carne con precisione matematica mi aspetto un imbecille bigotto che va tutte le domeniche a fare il chierichetto, altro che fantasie sessuali



    Jessica

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  14. Più che "La solitudine" doveva dire "il silenzio"


    Maria

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  15. Ma non ne sta scrivendo un altro? Speriamo non sia palloso come questo


    Lorella

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    1. Se per questo lo ha gia' pubblicato il secondo... ma tanto non lo compro lo stesso. Invece mi piacerebbe sapere che pensa Val de Il cacciatore di aquiloni che vedo sempre


      Carmen


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  16. Romanzo che non dice proprio nulla

    Franca

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  17. Da quando ciò che dice la critica è anche bello?


    Vicky

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  18. Quando è uscito la gente non faceva altro che parlarne. Le frasi fatte che ho ascoltato e io zitta... La verità è che questo libro fa ca@@@@e a spruzzo


    Anna

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    1. Ti quoto alla grande! Io l'ho trovato a scuola... noiaaaaaaaa


      Lina

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    2. che schifo di linguaggio! criticare un libro esprimendosi così.... l'immagine di quello che ha scritto anna denota una persona volgare e ignobile che vuole passare per colta e una spanna sugli altri. strafottente e asociale... credi di essere migliore degli altri perchè ti dedichi a letture più sofisticate e magari fuori la gente ti schifa per quanto sei insulsa. cara anna, fatti un bagno di umiltà che è meglio
      Luciano

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    3. La frase come quella che ho scritto non denota un bel nulla: denota solo un'opinione per quanto possa essere o meno condivisa. Semmai, mi sembra che sei tu, caro Luciano,che vuoi passare per quello che non sei: un gentiluomo. Io l'umiltà so cos'è ma tu perché non lo fai un bel bagno? Hai visto mai che ti scrolli di dosso l'orrido strato di perbenismo da quattro soldi che esibisci?

      Anna

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  19. Il premio Strega e il Campiello sono un biglietto da visita meraviglioso. Peccato solo che sia anche un biglietto vuoto


    Simona

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  20. Lo stile è buono. La storia noiosa


    Isabella

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  21. Grazie della recensione. Del libro, sarò franco, non me ne può fregar di meno

    Paolo

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  22. Se devo proprio dire quel che penso ho sempre confuso questo libro con "Acciaio", altro libro che più cretino e finto chic non si può. Tematica buonista e ipocrita, personaggi che non sanno di niente, la solita storiella fatta proprio per riscuotere fintissimi voti ai premi letterari. E adesso datemi pure della invidiosa ma io non ho alcuna ambizione a essere scrittrice. dico solo quello che penso


    Roberta

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  23. Giordano scrive bene ma non benissimo. Dovrebbe pubblicare di nuovo ma onestamente non comprerò il suo libro.


    Elena

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  24. Mi sono assopita a pagina 14...

    Carmen

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    1. Non comprero' mai piu' un libro vincitore di.... in vita mia. Mi successe con il romanzo di esordio della P e me ne pentii... da allora aborro i romanzi italioti il piu' delle volte

      Marica

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  25. Pomposo. Questo ricordo del romanzo... il medico che non sa riconoscere le caratteristiche della moglie è la sola cosa realistica, invece. Con tanti asini che dicono di essere medici...


    Laura

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  26. Mai comprato un libro premiato dal premo Campiello o da quello Strega. Così come poche volte vedo Sanremo e, quando accade, è sempre per caso...

    Eliana

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  27. Romanzo carino ma nulla di che



    Michela

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  28. Preferisco leggere libri seri


    Marco

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    1. Preferisco Val solo Val e sempre Val


      Giada

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    2. Decisamente


      Erica

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  29. Grazie della recensione Daniela. Mi piacerebbe sapere come hai conosciuto Val


    Viviana

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    1. Eh anche io sono curiosa


      Rita

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  30. Il romanzo è scritto senza infamia e senza lode. Non ho trovato i personaggi stereotipati come dite e anche il tagliare la carne in modo ossessivo è indice di una buona caratterizzazione. Che poi uno che faccia così non sia un Casanova non ci piove, però non è questo che ho guardato. Quel che meno è carino è, secondo me, il voler scrivere a tutti i costi una storia evidentemente "umana" quando invece è uscito fuori un romanzetto che nessuno ricorderà se non forse per il premio Campiello. Secondo me un progetto di marketing bello e buono come già tanti altri libri


    Sofia

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  31. Mah, per i miei gusti la storia può anche essere carina. Ma io sono abbastanza carogna con la demeritocrazia italica, anche letteraria. Non ho mai letto questo romanzo e quindi non espongo il mio pensiero. Diciamo che cercherò di leggerlo e vedere


    Eleonora

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  32. Un libro bellissimo. almeno a me è piaciuto. Trovo che i protagonisti rispecchiano fedelmente la loro vita. A me di come Mattia fa sesso non importa più di tanto. Certo, qualche difetto esiste e infatti anch'io non capisco perché lui non abbia continuato a cercare la sorella. Sul premio Strega o Campiello penso proprio che chiunque con un cervello che funziona bene non oserebbe negare che molti libri molto più belli di quelli scelti sono tagliati fuori dallo show. E gli scandali li conosciamo tutti ma come molti hanno fatto notare, A San Remo si preferisce mostrare farfalle e soubrette e non la musica. Questa è l'Italia


    Lea

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  33. Grazie della recensione. Val l'avrebbe scritta meglio.

    Maria Pia

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  34. Ciao Daniela, sono d'accordo con te. Il libro non è un romanzo che ricorderei e devo dire che ho fatto fatica ad arrivare all'ultima pagina. Ci sono riuscita, eh eh eh eh, però non comprerò altri lavori di Paolo Giordano. E penso che il suo stile sia abbastanza semplicistico, non semplice attenzione... Altro che premi... io gli avrei detto di cambiare lavoro


    Giulia

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  35. Ciao e grazie per questa rece. Una cosa: ma chiunque di noi potrebbe scriverne una? Anto, perché non ne pubblichi una anche tu?

    Ah, però a me questo libro non è piaciuto ma ho visto il film... patetico è dir poco.


    Grazia

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  36. Val una rece scherzosa? Non so, una recensione di quelle divertenti o un personaggio?

    ^_^


    Mariella

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  37. Brutto il libro e orrendo il film. Una fiction presentata come film praticamente. La solita sciocchezza all'italiana

    Stella

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  38. Il romanzo mi è stato regalato per il compleanno da un'amica che ne vantava le qualità. Io penso sia carino ma non da premio Strega o Campiello. Non capisco proprio se questi giudici sono o fanno gli idioti.

    Mara

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    1. Io non mi faccio regalare libri a priori anche perché penso che magari alcune mie amiche potrebbero regalare romanzi orrendi vedi quelli di Moccia. E così chiedo tessere omaggio :-)

      Mariella

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  39. Da che mondo e mondo i premi di questi eventi si conoscono senza pensare alla qualità ma alla parola detta dalle persone giuste...


    Azzurra

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  40. Libro scadente e il film era carino. Non un capolavoro però grazioso


    Lara

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  41. Confesso di non averlo mai letto perche' nin mi attrae piu' di tanto. Vabbe' io adoro piu' che altro le storie fantastiche


    Margherita

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  42. Penso che non comprero' mai ne' questo ne' il nuovo romanzo di Giordano. Diciamo solo che non e' il mio genere preferito. E poi Val e pochi altri sono decisamente esterofila. Pero' sto leggendo molto Calvino che trovo bravo e molto fantasy... a livello di Zuddas per alcune descrizioni. Val e' Val pero'



    Bianca

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  43. Credo abbia pubblicato il secondo romanzo già da un pochetto di tempo. La copertina sembra carina ma confesso di non averlo proprio esaminato...

    Monica

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  44. Però ragazzi una cosa: l'Italia la meritocrazia non sa neanche cosa sia prova ne è la marea di cervelli che vanno via ogni anno. Ma non è che oltre oceano pubblicano solo libri di qualità. Faccio un nome solo: Stephenie Meyer

    ^_^


    Ornella

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    1. Questo è vero, Ornella, ma almeno gli americani compensano con un'offerta libresca che spazia su molti argomenti. Senza contare che Stephen King l'ha criticata alla signora. Vai a fare la stessa cosa qui con un Saviano qualsiasi


      Erica

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  45. Concordo ragazze


    Sandra


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  46. Italo Calvino è un eccellente scrittore troppo spesso dimenticato dal grande pubblico. Bianca, complimenti, hai ottimi gusti. Io ho letto tutta la sua produzione e onestamente non trovo nulla della sua splendida prosa sui lidi di molti scrittori incensati di oggi.


    Stefania

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  47. Calvino mi ha fatto compagnia alle medie. Che ricordi! E come dimenticare il mitico personaggio di Marcovaldo?


    Serena

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    1. Poverino! Mi sembrava un po' sfigato! Però Calvino ha un modo di scrivere davvero bello


      Lucia

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    2. Amore amore amore a prima vista per me Calvino


      Francesca

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  48. "Il corpo umano", questo è il titolo del suo nuovo libro. Titolo da atlante di biologia in effetti. Preferivo "La solitudine dei numeri primi".Ma chi li deice i titoli?

    Sonia

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  49. Ah ah ah ah ah ah No, non è un romanzo che comprerei


    Federica

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  50. Volevo ringraziare i lettori di questo blog, per aver letto la mia recensione: sia quelli che si sono trovati d'accordo con me, sia quelli cui invece il libro è piaciuto (sui gusti non si discute). E poi volevo ringraziare moltissimo Massimo Valentini, scrittore di ben altro valore rispetto a Giordano (scusate ma fatemelo dire!) per avermi offerto l'opportunità di pubblicare la mia prima (e forse anche ultima :)) recensione.

    Daniela Piccoli

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  51. Vabbe noi siamo di parte con lui pero'...... e' verooooo Val e' the best



    Mariella

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  52. Ciao Daniela e grazie a te. Per noi e' un piacere

    Ps: Concordo per Val ovviamente!!!

    :-)


    Ornella

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  53. Ciaooooo beh hai ragione Val e' semplicemente il mio idolo


    Serena

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  54. Grazie a te


    Franco

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