Salve ragazzi! Vi sono molto grato delle vostre dimostrazioni di affetto nei miei confronti relative alla scelta di rifiutare un contratto di pubblicazione per cause "tecniche" e della mia conseguente decisione di attendere proposte di pubblicazione per "Primus" più in linea con i miei desiderata. Sono molto contento della vostra amicizia ed è superfluo dire che non vi deluderò! Vi assicuro, quindi, che non mancherò di riferirvi nuove sul romanzo stesso...
Cambiando argomento, per questo post vi presento la recensione di un mio caro amico, Ivan Croce, anche lui scrittore emergente. Tempo fa mi descrisse un telefilm Fantasy di discreto successo tratto dalla saga Legend of the Sekeer di Terry Goodkind. Ho giudicato deliziosa quella recensione e ho pensato di proporla anche a voi. Non dimenticate di dire la vostra, ovviamente... Ma adesso bando alle ciance ed ecco a voi:
La spada della verità
"Buongiorno a tutti i lettori di Gabbiani delle Stelle e un super grazie a Massimo Valentini per ospitare questa mia recensione; sono onorato dello spazio che più volte mi è stato concesso su questo sito. Vorrei ciarlare un po’ del telefilm La Spada della Verità (titolo originale Legend of the Seeker) trasmesso in estate su Raidue e tratto dall’omonima saga dello scrittore statunitense Terry Goodkind. Le ricette destinate per i poco sofisticati palati di una vasta platea necessitano di ingredienti ultraclassici, ed ecco servito il tipico mondo immaginario diviso in zone in cui si pratica molta magia ed altre in cui se ne pratica poca, una pacifica nazione all’ovest e un crudele impero con manie di conquista ubicato a est (se questo vi ricorda la Terra di Mezzo tolkieniana è senza dubbio un puro caso); abbiamo poi il tipico Ragazzo Predestinato, in questo caso tale Richard Cypher (nome originalissimo) interpretato dall’attore australiano Craig Horner, belloccio di turno che non esita a esibirsi spesso a torso nudo per la gioia delle fanciulle, ma dotato anche di discreta abilità recitativa.
Richard di mestiere fa la guida forestale e ignaro del destino che lo attende trascorre le sue pacifiche giornate nei boschi attorno al paesello natìo, tra una battuta dei sentieri e una conta delle cacche di cervo, finché un bel giorno, in virtù di accadimenti vari come ovviamente violenza e colpi di scena, scopre di essere nientemeno che il Cercatore, ovvero colui che ha diritto a possedere la celeberrima Spada della Verità. È, questa, una spada che mostra sempre la verità a colui che la impugna, e si tratta in effetti di un discreto artificio narrativo da parte di Goodkind, anche se non è certo una novità e personalmente credo che l’idea di base sia sfruttata assai meglio nella trilogia Queste Oscure Materie di Philip Pullman, dove Lyra, la ragazzina protagonista, usa uno strumento chiamato “aletiometro”, che se letto nel giusto modo rivela sempre informazioni veritiere. La spada però, bisogna ammetterlo, ha il grande vantaggio di poter essere usata, all’occorrenza, anche nel modo tradizionale, ossia per affettare i nemici, che nella fattispecie si manifestano come le armate del perfido imperatore Darken Rahl. Ma niente paura, perché il buon Richard viene aiutato da Zed (diminutivo di Zeddicus Zu’l Zorander, mica bruscolini) il più classico dei maghi solitari ed eclettici, interpretato dall’attore Bruce Spence, e soprattutto dalla bella Kahlan Amnell, che attenzione, è una Depositaria, ovvero una donna dotata del seguente potere: se ti tocca anche solo una volta usando il suo charme, tu sarai in suo potere ed eseguirai ciecamente ogni suo ordine (lo so, i lettori maschietti penseranno: e dov’è la magia? Me lo ha fatto anche la mia compagna!). Ovviamente tra Richard e Kahlan sboccia un romantico amore, ma, ahimè, i due non possono consolidare la loro unione perché, proprio come Edward e Bella di Twilight, non possono avere rapporti sessuali sennò a Kahlan, durante il rapimento dell’amplesso, sfugge di mano il suo potere e rincoglionisce totalmente il malcapitato Richard. Mi domando come sarebbe il genere Fantasy se tutti gli autori ragionassero così; immaginate il già sfigato Harry Potter, che con un’eventuale fidanzatina potrebbe solo giocarci a Quidditch, sennò a letto gli scappa un incantesimo e trasforma la partner in un orango; e pensiamo al povero Superman: sarebbe condannato a una vita di superpippe giacché, con la sua forza, come minimo spaccherebbe in due la sventurata Lois Lane... Mah. È un espediente nella creazione di un plot che francamente non capisco. Ma torniamo al telefilm, e consideriamo le differenze rispetto al romanzo da cui è tratto; la versione per lo schermo è infatti fortemente edulcorata in confronto al libro, che l’autore ha provveduto a farcire ben bene con scene di ragguardevole crudezza e vera e propria perversione. Ho letto solo il primo della decina di romanzi che compongono la sega saga, di Goodkind, ma così su due piedi mi torna in mente una delle scene del libro, che vede la povera Kahlan cadere preda di alcuni scagnozzi di Darken Rahl, contro i quali non può usare il suo potere di
Depositaria in quanto l’imperatore stesso ha provvisto i guerrieri di un contro-incantesimo: naturalmente il capo dei cattivoni non spreca l’occasione di tentare di stuprarla e i vari palpeggiamenti vengono descritti con grande dovizia di dettagli. Ma Kahlan non è mica scema, e con un geniale trucco psicologico tenta di fuorviare l’aggressore sfidandolo a sodomizzarla invece di stuprarla, per fargli rammentare le violenze che il tizio subiva da ragazzino (tiè). Tranquilli comunque, la virtù della nostra eroina alfine si salva (e per fortuna il geniale trucco non le riesce), perché proprio in quel momento le tornano miracolosamente i poteri (un po’ come Rocky quando lo credi spompato e invece zac si riprende) e toccando il nemico lo ha alla sua mercè. Allora la dolce Kahlan gli ordina di stare fermo e di calarsi le braghe, dopodiché con un coltello lo evira e lo costringe a ingoiare il risultato dell’improvvisata operazione chirurgica. E questo non è ancora il peggio, perché il lettore di Goodkind ha modo di fare la conoscenza delle Mord-Sith (Tolkien si rivolterà nella tomba per come vengono usate le parole basate sulle antiche lingue nordiche) che sono una sorta di torturatrici professioniste al servizio di Darken il Rallo, caratterizzate da un’aderente divisa di pelle, una forte tendenza alla crudeltà, e una grande passione per l’uso dell’Agiel, cioè una sorta di bacchetta magica per sadici, che come unico incantesimo provoca un insopportabile dolore qualora venga in contatto con un corpo umano. Ma mentre nel telefilm tale strumento viene usato occasionalmente su personaggi vari (appesi come salami in apposite camere di tortura), nel libro Richard ne subisce i tormenti non per una o due, ma per decine e decine di pagine e con accenni piuttosto espliciti ad abusi sessuali. Con tutto ciò non voglio sostenere che non si tratti di un discreto romanzo, a Goodkind si riconosce dopotutto un buon ritmo narrativo, uno svolgersi della trama e un ritratto dei personaggi in grado di catturare l’interesse del lettore; solo, personalmente non penso fosse il tipo di Fantasy da cui trarre un telefilm “di successo”. Anche perché se la crudezza è stata in parte eliminata dalla versione per lo schermo, le banalità sono state invece moltiplicate. Prendiamo Darken Rahl: nel libro è un antagonista di tutto rispetto, ha un’autentica aura di malvagità, frega in tutti i modi il suo popolo con false promesse, viaggia su mezzi pagati dai cittadini, fa il bunga bunga con belle figliole, insomma tutto ciò che farebbe un realistico tiranno; nel telefilm lo vediamo al massimo menare pugni ai suoi scagnozzi e spezzare colli a tutto spiano (a uomini, donne e perfino gattini) manco fosse il più rozzo dei gangster di quartiere. Le scene di battaglia, poi, rasentano a tratti il ridicolo e gli effetti speciali sono ridotti all’osso. Non capita mai di vedere più di venti soldati nemici tutti insieme, e pensare che il nostro Darken il Rallo, per poter dominare il mondo, ha un assoluto bisogno di trovare e mettere insieme le parti perdute di un oggetto magico chiamato Orden, che dovrà contendere a Richard il Cercatore. Ora io dico: quando Sauron vuole l’Anello manda un milione di orchi ad assediare la città di Minas Tirith, quando l’Imperatore di Guerre Stellari vuole annientare i Jedi manda Darth Vader e la Morte Nera, e invece Darken Rahl che fa? Manda tutt’al più una dozzina di soldati, e poi si lamenta che lo sconfiggono. Soldati che, peraltro, vengono battuti con una facilità imbarazzante, forse perché i cattivi, lo si sa, sono sempre combattenti mediocri, o forse perché i protagonisti, pure lo si sa, sono sempre invincibili. Così vediamo Richard il Cercatore (che, lo ricordo, non è uno guerriero di professione) sterminare nemici con una destrezza da far sembrare Conan un minchione, e Kahlan tener testa a due spadaccini per volta armata soltanto di un paio di pugnali, sebbene la fanciulla sia dotata di una conoscenza delle arti marziali da fare invidia a Jackie Chan. In alcune puntate la si vede stendere uomini grandi il doppio di lei e con l’elmo in testa con un solo calcio alla mascella, una cosa che, non per entrare nel vortice delle battute pacchiane su Chuck Norris, non riuscirebbe neanche al famoso Texas Ranger. Ma forte del fatto che un accattivante personaggio femminile tira più di un carro di buoi (mi pare si dica così) il regista aiuta il pubblico, soprattutto quello maschile, a metabolizzare tanta banalità assegnando il ruolo di Kahlan alla brava attrice Bridget Regan, dagli occhi magnetici quanto il decolleté. E pensare che alcuni grandi autori, come ad esempio H.P. Lovecraft, riuscivano a creare storie straordinarie senza farcirle di ba alità e sesso."
Ivan Croce
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| copertina de La spada della verità |
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| Kahlan |
Ivan Croce




















